Wilkie Collins.
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Il manoscritto.
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Traduzione di: Claudia Casoretti.
1871. E. Treves Editore. MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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        Testo fornito dal Progetto Manuzio.
           Associazione Culturale "Liber Liber".
              http://www.liberliber.it/
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Presentazione.
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Il racconto Il manoscritto non era stato concepito da Collins come racconto autonomo; fa parte infatti del romanzo Marito e moglie, ma la traduttrice Claudia Casoretti scelse evidentemente di rendere autonoma questa pubblicazione perch particolarmente interessata allattenzione che Collins riservava alla condizione della donna e alle restrizioni che era costretta a subire non solo dalle consuetudini e dalle tradizioni patriarcali ma persino da una legislazione matrimoniale estremamente penalizzante, soprattutto per quello che riguarda le leggi sulla propriet per una donna sposata, nel Regno Unito e particolarmente in Irlanda e Scozia. Leggi che Collins si adoper attivamente perch fossero modificate. Le pagine del racconto compendiano in maniera esemplare cosa poteva succedere a una donna nellambito del matrimonio: dallostracismo della famiglia di origine, al disastro successivo portato poi in un vicolo cieco proprio dalle leggi che oggi non fatichiamo ovviamente a ritenere assurde ma che condizionarono nella realt migliaia e migliaia di donne.
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L'AUTORE.
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Wilkie William Collins (Marylebone, 8 gennaio 1824  Londra, 23 settembre 1889)  stato uno scrittore inglese, amico e collaboratore di Charles Dickens.
La sua produzione letteraria, e in particolare quella fantastica,  di assoluto rilievo, ma non vi  dubbio che a tutt'oggi sia maggiormente conosciuto dal grande pubblico per i romanzi gialli, tanto da essere considerato il padre del poliziesco.
Da giovane fu attivo nel commercio del t, scoprendo per di non essere tagliato per gli affari. A quel punto decise di studiare legge al Lincoln's Inn: nel 1851 ottenne l'abilitazione all'avvocatura, ma tale carriera non gli diede il successo. Solo iniziando a scrivere scopr la sua vocazione. Ottenne il successo soprattutto con La pietra di Luna,  questa e altre opere ne fanno un maestro della narrativa del mistero e non  difficile riscontrare la sua influenza in molti romanzi successivi e in moltissimi film di oggi.
Wilkie Collins mor il 23 settembre 1889 e fu sepolto al Kensal Green Cemetery.
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IL MANOSCRITTO.
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1.
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Mia confessione, da porsi nella mia bara, per esser sepolta con me, quando morr.
Questa  la storia di ci che feci durante il tempo che fui maritata. Qui  non conosciuta da nessuna creatura mortale, confessata soltanto al mio Creatore  sta la verit!
Allorch sar chiamata innanzi al trono del supremo Giudice, avr questo scritto nella mia mano.
Oh, Giudice giusto e misericordioso! Tu sai quanto ho sofferto: mi confido in te!
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2.
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Io sono la figlia maggiore di una numerosa famiglia, nata da parenti onesti e pii. Noi appartenevamo alla Congregazione dei Metodisti Primitivi.
Le mie sorelle si maritarono tutte prima di me e, per alcuni anni, rimasi sola in casa. Negli ultimi tempi, la salute di mia madre incominci a deperire, ed io naturalmente dovetti prendere la direzione della casa. Il nostro pastore spirituale, il buon signore Bapchild, veniva spesso a desinare da noi la domenica, ed egli approvava il mio modo di condur la casa, e sopra tutto il mio modo di cucinare. Mia madre non era punto contenta di codesti elogi, e provava una certa gelosia che io avessi preso il suo posto: ecco come incominciai ad essere infelice in casa.
Di mano in mano che la salute di mia madre declinava, il suo temperamento si faceva peggiore, e mio padre era spesso assente, poich viaggiava pe suoi affari. Incominciai dunque a pensare che sarebbe stato bene per me, se avessi potuto maritarmi come le mie sorelle.
Si fu con questa disposizione di spirito che feci conoscenza con un giovane, il quale assisteva agli uffizi divini alla nostra cappella. Egli si chiamava Joel Dethridge, aveva una bellissima voce: spesso cantavamo gli Inni sacri insieme e si serviva egli pure del mio libro di preghiere. Egli era tappezziere in carta. La domenica, mentre passeggiavo con lui, si parlava molto e seriamente delle nostre cose. Era pi giovane di me di dieci anni almeno, ed essendo semplice giornaliero, la sua posizione sociale era al disotto della mia. Mia madre scopr la simpatia nata fra noi, e lo disse a mio padre la prima volta che venne a casa. Fece lo stesso colle mie sorelle maritate e co miei fratelli, i quali si unirono tutti perch la cosa non andasse pi oltre.
Io dovetti molto soffrire allora, ed il buon signore Bapchild era assai triste, vedendo la cattiva piega che questaffare prendeva.
Forse avrei finito per cedere alla volont de miei parenti se non mi avessero punta nel vivo, prendendo informazioni sul mio giovane da suoi nemici, e rapportando mille brutte storie sul suo conto, senza mai avere il coraggio di parlare in faccia sua; e questo, dopo che avevamo pregato e cantato Inni sacri insieme, passeggiato insieme, e discussi importanti argomenti religiosi. Finalmente, io era in et da poter giudicare da me stessa... e sposai Joel Dethridge.
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3.
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I miei parenti mi volsero le spalle... Non uno fu presente al mio matrimonio, e mio fratello Ruben, la cui opinione era legge per gli altri, dichiar che, da quel momento, essi non mi riconoscevano pi. Il buon signor Bapchild solo si mostr commosso e disse che pregherebbe per me.
Un sacerdote straniero ci marit a Londra, dove ci stabilimmo pieni di belle speranze. Io avevo una piccola fortuna dincirca 300 lire sterline, mia parte delleredit lasciata a noi fanciulle dalla zia Ester, di cui porto il nome; ne spesi non meno di cento onde comperare la mobiglia per le camere che avevamo prese, e le altre duecento le diedi a mio marito, affinch le deponesse alla Banca e potesse servirsene per intraprendere qualche lavoro per suo conto.
Per tre mesi incirca, un po pi, un po meno, si tir innanzi insieme piuttosto benino; ma mio marito non parlava mai di occuparsi, n dintraprendere alcun lavoro per suo conto, come mi aveva promesso.
Si mostr dassai cattivo umore una o due volte che gli dissi esser peccato sprecare cos il denaro che avevamo alla Banca, invece di cercar di guadagnarne. Il signor Bapchild venne per caso a Londra, ed essendovisi fermato una domenica, desin da noi. Egli aveva fatto il possibile onde farmi perdonare da miei parenti; ma tutto era stato inutile. Dietro mia preghiera, parl a mio marito della necessit di occuparsi; ma egli se nebbe a male, e per la prima volta lo vidi seriamente in collera.
Il buon signor Bapchild non disse pi nulla, ma mi sembr assai inquieto di ci che accadeva, e se ne and di buonora.
Poco dopo mio marito esc: apparecchiai il th per lui, ma non ritorn. Preparai la cena, ma non ritorn! Finalmente, dopo mezzanotte, egli arriv a casa e rimasi spaventata dello stato in cui lo vidi! Egli non parlava come dabitudine, n sembrava pi lo stesso: non pareva nemmeno riconoscermi, e cadde come un morto sul nostro letto. Io corsi, malgrado lora tarda a cercare un medico.
Il medico lo rialz onde osservarlo col lume, fiut il suo alito, e lo lasci ricadere sul letto: poi si volse e mi guard fissamente. Signore, che vuol dire ci? gli chiesi. Volete farmi credere che non lo sapete? rispose il dottore. No, signore, non so nulla. Ma che sorte di donna siete da non conoscere un uomo ubbriaco quando lo vedete?. Ci detto, se ne and, lasciandomi l, presso quel letto, tremante dalla testa ai piedi.
Ecco come scopersi di essere moglie di un ubriacone.
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4.
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Non dissi ancor nulla della famiglia di mio marito.  Prima che ci maritassimo mi aveva detto di essere orfano, di avere uno zio ed una zia nel Canad, ed un unico fratello in Scozia; egli mi aveva dato una lettera di codesto fratello, il quale diceva di essere spiacente di non poter venire in Inghilterra onde assistere al nostro matrimonio, e mi faceva mille auguri di felicit.
Il buon signor Bapchild, al quale scrissi ci che era accaduto, mi rispose consigliandomi di aspettare un poco onde vedere se mio marito lavesse fatto ancora.
Non ebbi ad aspettare molto.
Egli si ubbriac il giorno dopo ed il seguente ancora. Allora il signor Bapchild mi scrisse di mandargli la lettera del fratello di mio marito, e nello stesso tempo mi ramment alcune delle storie che si raccontavano sul conto di questultimo prima chio lo sposassi (e chio aveva ricusato di credere), aggiungendo che sarebbe bene di fare qualche inchiesta in proposito.  Ecco ci che si arriv a sapere. Il fratello di cui abbiamo parlato erasi volontariamente messo in cura di un medico distinto, onde questi lo guarisse dallabitudine di ubbriacarsi. La passione pei liquori forti era nella famiglia, secondo quello che scriveva lo stesso dottore. Potevano continuare per dei mesi a non gustare altra bevanda che il th; poi erano presi come da un furioso e bestiale desiderio di bere forti liquori, ed allora bevevano, bevevano, bevevano per giorni e giorni intieri, come miserabili pazzi che erano!
Tale era il marito al quale ero unita per sempre e per amore di cui avevo offeso ed allontanati da me tutti i miei parenti!  Ecco dunque la prospettiva di felicit che mi si presentava dopo alcuni mesi di matrimonio!
Un anno incirca dopo il mio matrimonio il denaro deposto alla Banca era sparito  e mio marito non aveva impiego.
Siccome era abilissimo nel suo mestiere, trovava facilmente lavoro quando era sobrio; ma perdeva tutto allorch egli era preso dal bestiale desiderio di bere. Mincresceva troppo lidea di dover vendere la mia graziosa mobiglia; di modo che decisi di cercarmi un impiego giornaliero come cuoca, intanto che egli potesse procurarsi lavoro. In quel momento mio marito era sobrio e pentito, ed approv ci che gli proponevo. Pi, giur di cambiare intieramente vita, di modo che incominciai a sperare che le cose potrebbero ancora andar bene; molto pi che non avevamo figli e non eravi probabilit di averne.  Ah! invece di riguardare la mia sterilit come una disgrazia (come avrebbero fatto molte donne!), la riguardava come un favore del cielo, poich, nella mia situazione, lesser madre non avrebbe fatto che aggravare la mia sorte di gi s triste!
Il genere dimpiego che mi abbisognava non poteva aversi in un giorno. Il buon signor Bapchild mi avea mandato un attestato e raccomandata a varie persone, ed il nostro padrone di casa uomo eccellente, apparteneva (mi duole il dirlo) alla Chiesa papista, parl per me allintendente di un club; ma ci volle del tempo anche per persuadere quella gente chio era veramente la buona cuoca che pretendevo di essere.
Passarono incirca quindici giorni prima di aver la fortuna di essere fissata. Me ne ritornai contenta (quanto poteva esserlo io!) a casa, e trovai i rigattieri che si portavan via la mobiglia chio avea comperata coi miei denari! Chiesi loro come osavano toccarla senza mio permesso; risposero chessi agivano secondo gli ordini di mio marito, e continuarono a caricare il carro preparato fuori della porta, innanzi ai miei propri occhi!
Corsi di sopra, e trovai mio marito sul pianerottolo: egli era ubbriaco.  inutile ripetere ci che pass fra noi. Dir solo che per la prima volta alz il pugno e mi colp.
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5.
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Io non mancavo denergia, ed ero ben decisa a non sopportare tali trattamenti; corsi allufficio di Polizia pi vicino.
Non solo avevo comperato i mobili col mio denaro, ma era pure col mio denaro che avevo sostenuto le spese di casa e pagato le tasse che la Regina ed il Parlamento chiedevano. Andai dunque da un magistrato onde sapere se la Regina ed il Parlamento farebbero qualche cosa per me. La vostra mobiglia  assegnata a voi per contratto? chiesegli quando ebbi raccontato ci chera accaduto.
Io non capiva che cosa intendesse dire. Allora si volse ad unaltra persona seduta vicino a lui. Codesti poveretti non sanno nemmeno ci che voglia dire unintestazione matrimoniale; e se anche lo sapessero, come potrebbero sostener le spese di un processo! Poi volgendosi a me: Il vostro caso  molto comune, e la legge non mi permette di far nulla per voi.
Era impossibile credere ad una tal cosa, e, comune o no, gli spiegai di nuovo il caso mio. Io ho comperata la mobiglia coi miei danari, o signore! Essa  mia, onestamente, mia, ed ho la mia ricevuta. Essi me la portano via per forza, onde venderla allincanto contro la mia volont Non ditemi che la legge lo permette! Questo paese  cristiano, e ci non pu essere!
Mia buona donna, voi siete maritata, e la legge non accorda ad una donna maritata il diritto di possessione, se non ha fatto un contratto regolare col marito prima del matrimonio. Voi non avete stabilito nulla in proposito, e vostro marito ha dunque il diritto di vendere la vostra mobiglia, se ci gli piace. Mincresce per voi, ma non posso impedirlo.
Ma io mi ostinai ancora di pi, e dissi Vi prego, o signore, di rispondere ad una cosa. Persone che ne sanno pi di me massicurano che noi tutti paghiamo le tasse alla Regina ed al Parlamento, e che la Regina ed il Parlamento fanno leggi per proteggerci?
Mia cara, io non posso entrare in simili materie, e bisogna chio prenda la legge come lho trovata; e voi dovete far lo stesso! Ma, vedo certi segni sul vostro viso.... vi ha egli forse battuta? fatelo citare a comparire cost. Se vi ha battuta posso punirlo.  In qual modo potete punirlo, o signore? 
Facendogli pagare una multa, oppure mettendolo in prigione.  In quanto alla multa, la pagherebbe col denaro avuto dai miei mobili, e per la prigione, che importa a me chegli ci sia, ora che il mio denaro e le mie robe sono andate? E poi, quando sortir di prigione, che sar di me, con un marito chio avr fatto punire e che ritorna presso la moglie sapendolo? La cosa  bastantemente cattiva come sta, o signori, ed il mio corpo porta altri lividi oltre quelli che vedete sul mio viso!  Buon giorno, signore 
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6.
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Quando tornai a casa, la mobiglia era sparita; mio marito era pure partito, e non eravi che il padrone di casa nelle camere vuote. Egli mi parl con bont, e mostr compassione per ci che mi riguardava. Quando si ritir, chiusi il mio baule, ed appena si fu fatto buio, me ne andai via in un biroccino onde cercarmi un alloggio dove poter riposare il capo. Oh, se fuvvi mai una creatura abbandonata e col cuore spezzato, nel mondo, io era quella di certo!
Accettai limpiego offertomi di sotto cuoca al Club di cui feci parola, e non avevo che una speranza: di non riveder mai pi mio marito!
Incominciai il mio lavoro e vi prosperai. Ma la mia situazione era ben triste! Senza amici, col mio denaro sprecato e le mie cose vendute... e senza speranza per lavvenire.
Abbench continuassi ad andare regolarmente alla cappella, pure il mio cuore incominciava ad indurirsi ed il mio spirito ad essere continuamente immerso ne propri pensieri. Sentivo che un gran mutamento si faceva poco a poco dentro di me.
Erano due o tre giorni chio avea ricevuto il mio salario, allorch mio marito mi trov. Il denaro della mobiglia era sparito. Egli fece del chiasso al Club, e non potei riuscire ad acquetarlo, che dandogli tutto quello che non mi era strettamente necessario. I membri del Comitato seppero la scena scandalosa avvenuta, e dichiararono che se tale circostanza occorresse ancora, sarebbero stati obbligati a mandarmi via. Quindici giorni dopo, la brutta scena si rinnov... Inutile di farne la descrizione. Tutti si mostrarono spiacenti per me, ma fui licenziata.
Mio marito se ne venne al mio alloggio; e la mattina, quando mi svegliai, lo sorpresi che stava levandomi la borsa dal baule (di cui avea forzata la serratura) con que pochi scellini che conteneva. Ne nacque una lite. Egli, come al solito, mi batt, e questa volta mi gett brutalmente per terra....
Andai ancora alla Polizia, e raccontai la mia triste storia ad un altro magistrato. La sola grazia che chiedevo era che si tenesse mio marito lontano da me. Io non voglio essere a carico di nessuno, non voglio far nulla di male; non mi lagner nemmeno di essere stata cos crudelmente trattata. Tutto ci che chiedo  che mi si lasci guadagnare onestamente il mio pane, e che la legge mi protegga almeno ne miei sforzi per riuscirvi.
La risposta in sostanza fu, che la legge poteva proteggermi, se avessi avuto... denaro da spendere!  Dopo aver permesso a mio marito di rubarmi apertamente la sola propriet chio mavessi, cio i miei mobili, la legge, allorch, nella mia disperazione, ebbi ricorso ad essa, mi tese la mano ondessere pagata! Possedevo tre scellini e sei pence colla prospettiva, qualora ne avessi guadagnati di pi, che mio marito sarebbe venuto (sempre col permesso della legge!) a portarmi via anche quelli! Non mi rimaneva che una via di salvezza: fuggire da lui ancora una volta. Mi riesc di avere un mese di libert, accusandolo di avermi battuta; e siccome il magistrato era giovane e nuovo in simili affari, in luogo di fargli pagar la multa, lo fece mettere in prigione. Ebbi cos il tempo di procurarmi un attestato dal Club, come pure una raccomandazione speciale dal buon signor Bapchild, e trovarmi un posto presso una famiglia particolare che dimorava in campagna
Circondata da buone ed indulgenti persone, piene di compassione per le mie sciagure, mi trovavo come in paradiso. Ho spesso osservato che, in generale, gli uomini sono disposti anzi che no, a sentire piet di chi soffre.
Pi di sei mesi passarono, ed incominciavo a mettermi a parte un po di denaro. Una notte, mentre stavo per andarmene a letto, sentii suonar con violenza il campanello. Un servo and alla porta, ed io udii chiaramente la voce di mio marito nellatrio. Egli avea collaiuto di un impiegato di Polizia suo conoscente, scoperte le mie traccie, ed era venuto a reclamarmi ed a far valere i suoi diritti! Gli offersi tutto quel poco denaro che avevo, pregandolo di lasciarmi tranquilla al mio posto; il mio buon padrone gli parl pure onde persuaderlo; ma tutto fu inutile. Egli era ostinato e furioso.
Mi si disse, che se in luogo di essere fuggita da lui, egli fosse fuggito da me, allora avrei potuto trovar protezione; ma io era sua moglie, e non avevo il diritto dallontanarmi da lui. Dissi addio ai miei buoni padroni, e mio marito mi ricondusse a Londra. Sino a tanto che ebbi denaro continu a bere; quando non ebbi pi nulla, mi batt. Nessun rimedio oltre la fuga, poich, quandanche lo avessi fatto imprigionare, dopo poche settimane sarebbe stato libero di ricominciare a bere ed a battermi. Una o due volte me ne andai la sera verso il fiume, perch cominciavo a non veder altro rimedio che la morte... la mia o la sua morte!... Ma non ebbi il coraggio di togliermi la vita.... Se il mio sangue fosse stato riscaldato dalla febbre della collera e della disperazione, lavrei fatto; ma i miei patimenti mi lasciavano sempre calma e fredda come la morte!
Potei fuggire da lui unaltra volta, e trovarmi impiego; inutile dire dove e come; la mia storia  sempre la stessa. Questa volta per non era impiegata presso una famiglia particolare, ed avevo anche il permesso dinsegnare a far la cucina ad alcune donne, nelle ore di libert che mi rimanevano, di modo che mera riuscito di metter assieme un po di denaro. Allorquando il lavoro era terminato, me ne ritornavo al mio alloggio, composto di una sola camera, ma pulitamente mobigliata.
Mio marito mi ritrov; egli era coperto di cenci, e non manc di mettere le sue mani nelle mie tasche onde prendere quello che voleva. In Inghilterra non vha limite al male che un cattivo marito pu fare alla propria moglie!
Questa volta per comprese che egli perderebbe troppo sturbandomi nel mio impiego, per un po di tempo le cose tirarono innanzi abbastanza quietamente. Col pretesto che il lavoro era maggiore che dabitudine, ottenni il permesso di dormire dove ero impiegata, poich confesso che la vista di mio marito mera odiosa ed insopportabile; ma poco dopo si ubbriac come al solito, e come al solito perdei il mio posto. Unaltra donna sarebbe impazzata, ed io non fui lontana dal divenirlo!
La notte seguente, allorch lo guardai, dormiva del sonno profondo dellubbriachezza: pensai a Jaele e Sisara: Ma Jaele, moglie dHeber, prese un piuolo del padiglione; e messosi un martello in mano, venne a Sisara pianamente e gli cacci il piuolo nella tempia, s chesso si ficc in terra. Or Sisara era profondamente addormentato e stanco. E cos egli mor.
Oh, se quella notte io avessi avuto un martello ed un chiodo, avrei fatto come Jaele, colla differenza chella liber la sua patria ed io avrei liberata me stessa!
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7.
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La mia o la sua morte: codesto pensiero non mi abbandonava pi; giorno e notte se ne stava impresso in caratteri di fuoco nella mia mente. Leggevo tanto spesso la storia di Sisara e di Jaele, che il libro sembrava aprirsi da s a quella pagina. Le leggi del mio paese, invece di proteggermi, mi abbandonavan senza speranza, e non avea anima vivente a cui potessi aprire il cuore.... Ero sola, e maritata a costui!
Mindirizzai al signor Bapchild, senza entrare in particolari, pregandolo di venirmi in aiuto; ma era ammalato, e non pot che scrivermi una lettera piena di buoni consigli.  Il buon consiglio non pu esser utile, se non  accompagnato da un raggio di speranza. La religione stessa, allorch ci dice di esser buoni ed onesti, ci promette una ricompensa: il Paradiso.  Ma io non vedevo il raggio di speranza, e lidea che la mia mano dovea liberarmi da Joel Dethridge era sempre l, fissa nella mia mente! Mi atterriva e mi ardeva il cervello; ma era sempre l.
Stimolata da codesto pensiero, mi umiliai per la prima volta innanzi ai miei parenti, onde ottenere il loro perdono, e li supplicavo mi permettessero di vederli di tanto in tanto.
Sentivo che lamarezza del mio cuore si sarebbe in parte dissipata, se avessi potuto vedere ancora una volta la casa dovero nata e quei visi altre volte s famigliari
Oh! quanto volontieri, se avessi ancor posseduto qualche cosa, lavrei dato, onde poter entrare nella cucina di mia madre e preparare il desinare della domenica per la famiglia!
Speranze inutili. Mia madre era morta poco prima che giungesse la mia lettera, e mi accusavano di esserne stata io la causa. Ella era inferma da molti anni, ed i medici lavevano giudicata senza speranza, sino dal primo momento di malattia; pure, una delle mie sorelle mi scrisse in questo senso, il pi laconicamente che pot, e mio padre non rispose!
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8.
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Verso questo tempo, mio marito avea trovato un po di lavoro. Una sera chegli era pi del solito di cattivo umore con me, gli dissi: Joel, vi consiglio per vostro bene a non cimentarmi di pi. Parve colpito dalle mie parole, e sopratutto dallespressione del mio viso: mi guard fissamente per un minuto o due, poi si sedette in un cantuccio e mi lasci tranquilla. Due giorni dopo venne pagato per quel po di lavoro fatto, e si ub-briac.
Il venerd della seguente settimana, avendo avuto molto da fare, tornai a casa pi tardi; mio marito era sparito, e con lui era sparita la poca mobiglia di cui aveva fornita di nuovo la mia camera!
Sapeva presso a poco dove egli poteva essere, ed un demonio mi spingeva ad andarne in traccia. La padrona di casa mincontr nellandito, e tent fermarmi; ma quantunque fosse assai pi grande e forte di me, la respinsi come avrei fatto di un fanciullo.
Lo trovai, e gli dissi tutto quello che una donna fuori di s per la collera e la disperazione pu dire. Egli mi gett cos brutalmente per terra, che ne perdetti i sensi. Alcuni giorni passarono prima chio potessi ricuperare la memoria, e quando rientrai in me stessa, mi trovai con tre denti di meno ed una grandissima difficolt a parlare. Avevo battuta la testa con forza nel cadere, ed un nervo era stato offeso in modo che, quantunque non intieramente muta, pure mera impossibile il pronunziare una parola un po lunga. Secondo il giudizio dei medici dellospedale, le sorti erano eguali fra la guarigione ed il diventare affatto muta. Due cose dissero essere necessarie per me: un buon nutrimento e la quiete dellanimo. In quanto al primo, dipendeva dallaver denaro per comprarmelo; pel secondo... io non poteva essere pi calma, poich ero decisa di uccidere mio marito, qualora fosse tornato presso di me.
Codesto pensiero era orribile; pure ero decisa. Unaltra donna, messa alla prova come io lo era stata, ne sarebbe forse sortita gloriosamente; ma io non potevo pi concepire altro pensiero, ed ero decisa!
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9.
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Ho gi dett che tutti tranne mio marito ed i miei parenti, si mostravano buoni e pieni di compassione per me. Il padrone della casa che avevamo abitata appena maritati, avendo inteso il mio triste caso, mi offr il posto di custode di una sua casa non abitata ed un piccolo salario. Due camerette, destinate alle persone di servizio, erano a mia disposizione, di modo che ebbi ancora un tetto per coprirmi, un letto per riposarmi, ed il denaro necessario onde provvedermi il vitto: ma era troppo tardi!
Oh! Se quella casa potesse parlare, quali rivelazioni terribili farebbe sul conto mio!
I medici mi avevano consigliata di esercitarmi a parlare. Essendo sempre sola e non avendo nessuno con chi conversare, comperavo il giornale, che leggevo ad alta voce. Un giorno vi lessi il rapporto fatto da un coroner(1) sulla morte di certo ubbriacone, e delle ragioni che aveva di sospettare la moglie di costui di esserne lautrice. Lesame del corpo  diceva egli  non aveva apportato nessuna scoperta; ma credeva cosa possibilissima che la donna, ridotta alla disperazione, avesse aspettato che il marito, preso dal vino, fosse immerso nel sonno, e gli avesse posto una salvietta bagnata sulla bocca e sul naso, soffocandolo senza lasciar traccia del delitto.
Cessai dal leggere, e pensai; poi dissi a me stessa, che il caso solo non aveva posto quella relazione sotto i miei occhi, e sentii lanimo mio invaso dal presentimento che rivedrei mio marito.
La notte seguente mero appena coricata, quando intesi battere con forza alla porta, e dissi subito fra me stessa: Eccolo!
Mi gettai indosso alcuni panni, accesi un lume e scesi le scale; arrivata presso luscio, chiesi chi era; e la sua voce mi rispose: Lasciatemi entrare.
Mi lasciai cadere su di una seggiola nellandito, tremando come se fossi stata colpita da paralisi; non gi chio lo temessi, ma perch sentivo che il mio spirito aveva profetizzato il vero!
Ed egli continuava a battere! Sapevo chera inutile, pure mi decisi di non lasciarlo entrare a meno di esservi forzata. Risalii le scale, e mi misi ad una finestra; giunsero le guardie di polizia, ed i vicini uscirono dalle loro case; egli stava per essere arrestato, ma non ebbe che a pronunziare una parola, perch lo si lasciasse libero. Tutti si volsero contro di me, dichiarando chio avea torto, e chera mio dovere di aprire a mio marito. Scesi e lo lasciai entrare.
Nulla occorse fra noi per quella notte. Gli accennai una camera aperta e mi rinchiusi nella mia. Egli era morto di stanchezza, e pel momento e non abbisognava che di un letto da poter riposarvisi.
La mattina dopo, quantunque fossi certa di non riescire, tentai di svolgermi dalla via sulla quale mi vedevo trascinata, e gli offersi tre quarti del mio piccolo stipendio, che gli verrebbe pagato ogni settimana dal mio padrone di casa, a condizione chegli se ne stesse lontano da me. Mi rispose ridendo che poteva prendersi tutto il mio salario, se lo avesse voluto; e che in quanto a lasciar la casa, non ci pensava nemmeno, avendo il diritto di starvi, sintanto chio ci starei, poich il padrone di casa non poteva separare marito e moglie!
Non dissi pi nulla.
Il padrone di casa venne verso sera, e dichiar, che se potessimo vivere in pace, egli ci lascierebbe nella sua casa; ma che se accadesse qualche scandalo, sarebbe stato obbligato a provvedersi di unaltra donna per custodire quella casa.
Quandanche avessi potuto trovarmi un altro impiego, mio marito aveva il diritto di seguirmi; me ne rimasi dunque sotto lo stesso tetto con lui. Era impossibile chio seguissi altra via che quella segnatami dal destino!
Senza chio me ne avvedessi, il mio viso dovette lasciar scorgere in parte ci che occupava il mio spirito, poich vidi mio marito guardarmi con sorpresa e timore; e la sera lo intesi chiudersi a chiave in camera.
Lindomani mi fu pagato il mio salario della settimana. Si prese il danaro ed and a bere. Il padrone di casa lavea incaricato di fare alcune riparazioni nella casa: Voi dovete attribuire questa prova di benevolenza da parte mia, al desiderio che ho di essere utile alla vostra povera moglie!  Mio marito prese unaria contrita e rispose, come al solito, che stava per incominciare una nuota vita.
Lindomani, essendo domenica, me ne andai alla cappella, per pura abitudine, perch non potevo pi pregare!
Egli bevette ancora, ma con una certa moderazione, ed il luned egli era abbastanza sobrio per poter incominciare le piccole riparazioni nella casa, ed abbastanza ubbriaco per prendersi piacere a tormentarmi.
Un bravo operaio come egli era, diceva, avea bisogno di un garzone: e siccome non volea pagarne uno, cos intendeva chio gli servissi come tale. Mi diede i suoi ordini, ed io obbediva macchinalmente, poich sapevo chegli sincamminava a gran passi incontro alla morte che doveva ricevere dalle mie mani.
Incominci dallaccomodare due salotti al pianterreno, i quali erano separati luno dallaltro da una parete di assicelle, coperte da un leggero strato di gesso. I sorci, di cui abbondava la casa, aveano guasta la suddetta parete in molti luoghi; in alcune parti lavevano interamente bucata, ed in altre avevano soltanto sciupata la carta. Il padrone di casa avea raccomandato di accomodare le tappezzerie di carta coi pezzi che si trovavano in casa, senza comperarne di nuove.
Osservai con cura in che modo staccasse e rialzasse dal basso in alto le liste di carta, ne levasse le assicelle rosicchiate onde rimettervi le buone, poi le coprisse con uno strato di gesso, poichegli minsegnava ciecamente come dovevo fare per ucciderlo, senza che anima viva potesse sospettarmi.
Finito verso sera il lavoro, io me ne andai a bere la mia tazza di th, ed egli sattacc alla sua bottiglia dacquavite. Poco dopo salii al piano superiore onde preparare i letti. Rimarcai per la prima volta che la testa del suo letto era precisamente appoggiata contro la parete che separava le nostre due camere. Osservai bene il muro, e vi battei colle nocche; il suono che ne trassi mi assicur che sotto la carta non verano che assicelle e gesso, precisamente come il muro accomodato durante il giorno.
Mi rammentai che mio marito mi avea detto mentre si stava lavorando: Fate attenzione di non appoggiarvi, altrimenti vi troverete colle mani nellaltra camera! Mentre me ne stavo l nella sua stanza, cogli occhi fissi su quella parete e quel letto, ripetevo a me stessa le sue parole: Vi trovereste colle mani nellaltra camera!
Le ore passarono come minuti, senza chio me ne avvedessi, ed allorch mio marito sal, mi trov immobile cogli occhi fissi a quella parete.
Non dir ci che accadde. Vi sono cose che una donna non pu scrivere, nemmeno allorch essa  certa che nessun occhio mortale, tranne il suo, potr mai leggerle.
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10.
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Il d seguente egli esc verso mezzogiorno, ed io mi occupai attivamente ad apparecchiare quello che mi abbisognava per la notte, ben certa chegli non tornerebbe a casa che tardi ed ubbriaco.
Gli oggetti che gli avevano servito il giorno prima erano rimasti in uno dei salotti accomodati; io ero sola e libera di mettere in pratica la lezione chegli mi aveva data, e prima che le lampade fossero accese nelle vie, avevo tutto pronto onde trovarmi colle mani nella sua camera, quandanche egli vi si fosse chiuso a chiave!
Non mi rammento di aver provato nessun dubbio n timore, durante il giorno e la sera, e mangiai la mia cena senza aver pi o meno appetito del solito.
Il solo cambiamento che sera fatto in me, era un vivo desiderio di non rimanere sola. Non avendo amici da far venire in casa, me ne andai sulla porta di strada, onde veder passare la gente nella via. Un cane vagabondo si avvicin fiutando, ed abbench io non ami punto gli animali, pure lo chiamai per farlo restare con me. Pare che gli avessero insegnato a tenersi assiso sulle gambe posteriori, onde farsi dare da mangiare; almeno egli prese codesta posa quando lo ebbi fatto entrare in cucina con me; ed abbench ora mi sembri impossibile chio potessi ridere, pure ne risi al punto, che le lagrime mi cadevano sulle guancie!
Allorch ebbe mangiato, esso cominci a gemere per essere lasciato andare, e mentre gli aprivo la porta, vidi mio marito traversar la via per entrare.
Oh, statevene fuori di casa gli dissi almeno per questa notte! Ma egli era troppo ubbriaco per poter comprendermi; entr e sal le scale inciampando ad ogni passo; apr la sua camera, entr rinchiuse luscio con forza, e lintesi girar la chiave per didentro.
Due minuti dopo io era nella mia stanza ove tutto era pronto. Io potevo soffocarlo senza che nessun sospetto cadesse su di me. Presi la salvietta che avevo apparecchiata... ma, in quel momento, sentii come unondata di sangue ardente salirmi al cervello, e qualche cosa dindefinito, ma spaventevole, sembr impossessarsi di me! Presi la chiave di casa, misi il cappello ed escii! Non erano ancora le dieci. Una sola idea chiara dominava in quel momento nel mio cervello: fuggire lontano, onde non riveder pi mio marito! Mi misi a passeggiare per la via, senza poter allontanarmi da quella casa maledetta dove egli dormiva.
Ero sul punto di rientrarvi, allorch unallegra compagnia di uomini e donne pass a me vicino, ed intesi uno di loro dire: Presto, presto; il teatro  a due passi di cost; presto, se dobbiamo arrivare in tempo di vedere la farsa!
Io non avevo mai veduto linterno di un teatro, e fui colpita dallidea che la vista di qualche cosa affatto nuova per me potrebbe distrarmi. Li seguii, ed entrai nel teatro.
La farsa era incominciata; uomini e donne venivano sulla scena, parlavano, gestivano, e poi se ne andavano. Poco dopo tutti incominciarono a ridere ed a battere le mani. Mi sarebbe impossibile spiegare ci che io provassi; ma mi sembrava che i miei occhi e le mie orecchie vedessero ed udissero ci che gli altri non potevano n udire, n vedere; e gli applausi, le risa, le grida di piacere svegliavano come una sorda collera nellanimo mio; mi alzai ed uscii. Appena fui nella via, i miei passi si volsero rapidamente verso casa... chiamai un cab, diedi uno scellino al cocchiere, dicendogli di condurmi dove voleva, ma dal lato opposto della mia casa. Mi fece scendere non so dove; ma vidi al di sopra duna porta uniscrizione in lettere di fuoco, ed il cocchiere mi disse chera un ballo pubblico.
Non avevo mai riveduto balli; mi rimaneva ancora uno scellino, lo diedi per entrare, e veder se il ballo potesse far qualche cosa per me.
La lumiera che scendeva dal soffitto rischiarava quel luogo al punto che sembrava in fiamme; il fracasso della musica era spaventoso, ed il turbinio di uomini e donne che giravano intorno, nelle braccia gli uni degli altri, mi rendeva come folle.
Tutto ad un tratto la gran lumiera prese una tinta di sangue; luomo che stava sul davanti dellorchestra, con una bacchetta in mano, facendo dei segni nellaria, prese le sembianze del Satana, che avevo veduto nella Bibbia di mia famiglia tanti anni prima. Il turbinio di donne e uomini continuava, ma i loro visi si erano fatti bianchi e cadaverici, ed i loro corpi sembravano involti in sudarii! Gettai un grido di terrore: alcune persone mi presero e mi misero fuori della porta.
Loscurit mi calm, e mi parve che una mano fredda si appoggiasse dolcemente sulla mia fronte ardente.
Mi posi a camminare senza saper dove andassi, ma nella speranza dallontanarmi sempre pi da casa. Quando la stanchezza mi imped dandar pi oltre, sedetti sui gradini di una porta e dormii un poco. Allorch mi svegliai, incominciava ad albeggiare; mi alzai, guardando macchinalmente dove mi trovavo... Mi ero riposata sui gradini della nostra casa!
Codesta scoperta fece sparire tutti i miei dubbi, e sentii che ogni sforzo per fuggire era vano.
Apersi e salii le scale; entrai nella mia camera ed ascoltai.... Egli dormiva ancora profondamente. Sedetti sul letto e mi tolsi il cappello, poi mi alzai tranquillamente onde intingere bene la salvietta nellacqua. Mavvicinai alla finestra, ed udii il cicalo dei passeri negli alberi dello square vicino. Del resto, tutto era silenzio e sembrava che una voce mi mormorasse allorecchio: Fallo ora, e nessuno conoscer il tuo segreto! Un istante dopo, un orologio incominci a suonare le ore: al primo tocco, senza por piede nella sua camera, io posava la salvietta fradicia sul suo viso, e prima che le ore finissero di battere, egli aveva cessato di dibattersi e di respirare.
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FINE.